Come nasce il progetto : premessa del Progetto Bambini Nepal:


Amir a tre anni rimane orfano prima del papà e poco dopo della mamma, entrambi muoiono di malaria.
Insieme alla sorellina di sei anni maggiore passano anni difficili, di stenti, sulla strada.
I due fratellini non conoscono il loro cognome e non sanno la data esatta del giorno di nascita di Amir. La sorella dirà più tardi che si ricordava di una grande festa nei giorni vicini alla sua nascita, nel mese di ottobre, così Amir divenuto adolescente sceglie il giorno e il cognome, Tamang, che deriva da una etnia mongola, i suoi tratti somatici la ricordano.
A dieci anni il bambino entra in Monastero Buddista, speranzoso di trovare una sua integrazione in una crescita spirituale ma, l’anno seguente, deluso dell’esperienza, decide di lasciare il Monastero. 
In quel periodo la sorella viene a conoscenza di “Umbrela”, una Ong fondata da una coppia irlandese e riesce a fare accogliere Amir all’interno dell’Associazione.
Uno sponsor si prenderà cura economica di lui per un po' di anni, favorendo così lo studio del ragazzino (in Nepal le scuole sono prevalentemente private e molto costose per la povera gente) che sorprende tutti per la sua intelligenza, sensibilità e volontà di emergere, imparare, conoscere. Saltando classi si trova a terminare il percorso scolastico primario e secondario in meno anni del previsto.
Ora Amir sta finendo gli studi universitari, la facoltà in cui è impegnato è “social work”. Da qualche anno non ha più lo sponsor ma, essendo riuscito a prendere il brevetto di guida trekker, si mantiene e si paga gli studi lavorando per un’agenzia di trekking, accompagnando escursionisti tra le vette Himalayane 

Ho conosciuto Amir durante il mio viaggio, mi ha accompagnata e guidata tra i vari siti più importanti nella valle di Katmandu. Abbiamo avuto modo di parlare, camminando a fianco per ore. L’ attendo ascolto ha favorito la comunicazione e, come acqua che scorre in un bel ruscello di montagna mi ha raccontato, con spontaneità e naturalezza, la sua breve e intensa vita, sempre col sorriso sulle labbra. Quando si stava in silenzio e lui camminava lungo i sentieri davanti a me dandomi il ritmo, cantava; mai visto un’ombra nei sui occhi, né sul suo bel volto sempre radioso; ricordo le molte volte che mi guardava col bianco sorriso stampato in faccia dicendomi: “I am happy”
Il giorno del suo compleanno, il sette ottobre, eravamo insieme a pranzo, nel ristorantino vegetariano del monastero Senchen a Bouddanath. Ricordo che alle mie domande: cosa farai terminati gli studi, cosa ti piacerebbe fare della tua vita, che sogni hai? “Voglio aiutare i bambini che sono senza famiglia e non hanno la possibilità di studiare, voglio lavorare duramente per poter aiutare anche mia sorella che tanto ha fatto per me. Vorrei lavorare nel sociale, dare aiuto e sostegno ai bambini poverissimi e orfani, dare loro la possibilità di una educazione scolastica.”


Confesso che trattenevo con fatica lacrime di gioia, le sole parole che ho pronunciato dopo qualche minuto di silenzio pieno di compassione, di luce, di amore, sono state: “Ti aiuterò, farò la mia parte. Voglio che questo viaggio possa continuare nei cuori di tante genti; troverò il modo di far scorrere quest’energia così bella e, qualcosa tornerà ancora qui, in Nepal.”
5 dicembre 214